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La prima segnalazione consegnata a un Comune via PEC

La prima segnalazione consegnata a un Comune via PEC

Il 12 agosto 2026, alle 16:35 e 37 secondi, tre segnalazioni scritte dai cittadini di Trani sono state consegnate all’ufficio protocollo del loro Comune. Non via email: per posta elettronica certificata, con data opponibile e ricevuta di avvenuta consegna. È la prima volta in quindici anni di Decoro Urbano. Fino a quel pomeriggio una segnalazione restava sulla nostra mappa, pubblica e consultabile da chiunque, e lì si fermava. In questo articolo vi raccontiamo cosa abbiamo costruito, cosa contiene esattamente il messaggio che arriva al Comune, e perché la cosa funziona anche negli enti che non hanno mai sentito parlare di noi. Il presupposto tecnico esiste da anni ed è pubblico: lo trovate sull’Indice dei domicili digitali della Pubblica Amministrazione.

Il problema che nessuno chiama col suo nome

Segnalare è facile. Lo è sempre stato. Apri l’app, scatti una foto, il GPS fa il resto, e in due minuti la buca davanti alla scuola è documentata con data, posizione e immagine.

Poi cosa succede?

Per anni la risposta onesta è stata: dipende. Dipende se il Comune ha aderito alla piattaforma. Dipende se qualcuno guarda la mappa. Dipende dalla buona volontà di un ufficio tecnico che magari quella mappa non l’ha mai aperta. La segnalazione esiste, è pubblica, è verificabile, e nel frattempo non è arrivata a nessuno.

Diciamolo apertamente: una segnalazione che resta su un sito non è una segnalazione trasmessa. È un archivio. Utile, perché il degrado documentato è già più difficile da ignorare del degrado raccontato a voce, ma pur sempre un archivio. Il salto che mancava era farla uscire di lì.

La differenza fra scrivere e consegnare

La posta elettronica certificata è uno di quegli strumenti italiani che tutti nominano e pochi spiegano. La differenza con una email normale sta in tre momenti che nella posta ordinaria semplicemente non esistono.

Quando il messaggio parte, il gestore del mittente emette una ricevuta di accettazione: certifica che il messaggio è stato preso in carico, con data e ora. Quando arriva a destinazione, il gestore del destinatario emette una ricevuta di avvenuta consegna: certifica che il messaggio è finito nella casella dell’ente, indipendentemente dal fatto che qualcuno lo apra. E il contenuto viaggia firmato digitalmente, quindi non è modificabile a posteriori.

Tradotto: nessuno può sostenere di non aver ricevuto. Né il Comune, né noi.

La ricevuta di consegna delle tre segnalazioni di Trani dice esattamente questo, in un italiano burocratico che per una volta vale la pena leggere per intero: “il messaggio proveniente da segnalazioni@pec.decorourbano.org ed indirizzato a protocollo@cert.comune.trani.bt.it è stato consegnato nella casella di destinazione”. Data, ora, secondi. Un documento che resta, e che non dipende più dalla nostra piattaforma per esistere.

Cosa arriva davvero all’ufficio protocollo

Qui la domanda che ci siamo posti per primi non è stata “come mandiamo la PEC”, ma “cosa ci mettiamo dentro”. Perché una trasmissione a una pubblica amministrazione che contenga dati personali non necessari è un problema, non un servizio.

Quello che c’è

Per ogni segnalazione: la categoria (dissesto stradale, rifiuti, illuminazione pubblica), la via, la descrizione scritta dal cittadino, la foto e il link alla pagina pubblica della segnalazione, dove l’ufficio tecnico trova la mappa e può verificare tutto il resto.

Quello che non c’è

Del cittadino che ha segnalato non esce nulla. L’elenco è breve e vale la pena leggerlo per intero, perché è la parte che di solito nessuno vi mostra.

  • Nome e cognome: non trasmessi.
  • Email e numero di telefono: non trasmessi.
  • Indirizzo IP di chi ha inviato: non registrato nella trasmissione.
  • Metadati EXIF delle foto, che contengono le coordinate esatte dello scatto e spesso il modello del telefono: rimossi al caricamento, non arrivano mai al Comune.
Le facce e le targhe

Ogni immagine passa da un servizio di anonimizzazione automatica prima di poter essere allegata. Volti e targhe vengono sfocati, e il controllo è a prova di errore in un senso preciso: se la sfocatura non è ancora stata applicata, la segnalazione non parte. Non parte una foto a rischio in attesa che qualcuno se ne accorga. Resta ferma finché non è pulita.

L’indirizzo, ma non il civico

Una scelta che sembra un dettaglio e non lo è: la via viene trasmessa senza numero civico. “Via Roma” e non “Via Roma 14”. Serve all’ufficio tecnico per sapere dove intervenire, e basta: il civico esatto identificherebbe con troppa precisione una casa, e con lei chi ci abita.

Perché funziona anche dove il Comune non ha aderito

È la parte che sorprende di più le persone a cui la raccontiamo, ed è anche la più semplice.

L’articolo 6 del Codice dell’Amministrazione Digitale impone a ogni pubblica amministrazione di eleggere un domicilio digitale e di pubblicarlo su un registro consultabile da chiunque, l’Indice dei domicili digitali gestito da AgID. Significa che per tutti gli oltre 7.800 comuni italiani esiste già un indirizzo certificato, pubblico e gratuito a cui trasmettere.

Non serve un contratto. Non serve un’adesione. Non serve il permesso di nessuno. Serve soltanto qualcuno che raccolga le segnalazioni dei cittadini, le ripulisca dai dati che non devono uscire, e le trasmetta in modo ordinato all’ente competente.

Ecco cosa succede, dal momento in cui inviate una segnalazione a quello in cui arriva.

  1. Segnalate dall’app o dal sito, con foto e posizione, e spuntate il consenso alla trasmissione al Comune.
  2. Un moderatore la legge. Le segnalazioni non ancora approvate non vengono trasmesse a nessun ente, e nemmeno quelle respinte.
  3. La foto viene anonimizzata e il testo controllato: nomi di persona, dati sensibili e luoghi delicati bloccano l’invio e finiscono in revisione manuale.
  4. La segnalazione viene inserita in una trasmissione periodica insieme alle altre dello stesso comune, per non intasare un protocollo con decine di messaggi separati.
  5. Parte la PEC, e tornano indietro le due ricevute, che archiviamo come prova della consegna.

La segnalazione, a quel punto, risulta pubblicamente come trasmessa. Chiunque può verificarlo sul portale.

Quattro cose che questa trasmissione non è

Su un tema del genere è più utile essere precisi su cosa non stiamo dicendo, perché è lì che di solito nascono i malintesi.

  1. Non è una denuncia. È una comunicazione a finalità informativa e di collaborazione civica. Non attiva un procedimento penale né amministrativo.
  2. Non obbliga il Comune a rispondere entro trenta giorni. Una segnalazione civica non è un’istanza ai sensi della legge sul procedimento amministrativo, e chi vi dice il contrario vi sta raccontando una cosa comoda ma falsa.
  3. Non certifica che il problema esista. Certifica che qualcuno lo ha segnalato, quando, e che l’ente ha ricevuto. La verifica sul posto resta al Comune.
  4. Non è ancora automatica. Al momento in cui scriviamo l’invio periodico è volutamente spento e ogni trasmissione parte su decisione nostra, un comune alla volta. Preferiamo andare piano e guardare cosa succede.

Quest’ultimo punto ci interessa più degli altri. Sarebbe tecnicamente possibile accendere un interruttore e trasmettere ogni settimana a tutti i comuni italiani. Non lo abbiamo fatto, e non lo faremo finché non saremo sicuri che ogni singolo messaggio che arriva a un ufficio protocollo sia impeccabile. Un errore su una PEC non si corregge: si consegna.

Cosa cambia per voi, concretamente

Se siete cittadini, cambia che la vostra segnalazione può smettere di essere solo pubblica e diventare anche ricevuta. Con una data che nessuno può spostare.

Se lavorate in un Comune, cambia che le segnalazioni del vostro territorio possono arrivare al protocollo in forma ordinata e già ripulita, invece di raggiungervi sparse fra telefonate, messaggi su Facebook e email a indirizzi personali che nessuno protocolla. E cambia che vi arrivano anche se non avete firmato nulla con noi, il che a qualcuno sembrerà scomodo e a molti altri, speriamo, semplicemente utile.

Se seguite la civic tech italiana, cambia una cosa più sottile. Per anni queste piattaforme hanno funzionato solo dove qualcuno pagava o dove qualcuno aderiva. Il registro delle segnalazioni civiche, invece, ha appena dimostrato di poter funzionare ovunque. Per costruzione, non per accordo.

Le domande più frequenti sulla trasmissione via PEC

La mia segnalazione viene trasmessa automaticamente al Comune?
No. Serve il vostro consenso esplicito al momento dell’invio, e la segnalazione deve prima essere approvata da un moderatore. E oggi ogni trasmissione parte su decisione nostra, non in automatico.

Il Comune vedrà il mio nome?
No. Nella trasmissione non compaiono nome, cognome, email, telefono né indirizzo IP di chi ha segnalato.

Le foto che invio arrivano al Comune così come sono?
No. Vengono ridimensionate, ripulite dai metadati EXIF e passate da un sistema di sfocatura automatica di volti e targhe. Se la sfocatura non è andata a buon fine, la segnalazione non viene trasmessa.

Perché la via viene trasmessa senza numero civico?
Per non identificare con troppa precisione un’abitazione e chi ci vive. L’ufficio tecnico ha comunque il link alla pagina pubblica con la mappa.

Cosa succede se il mio Comune non ha aderito a Decoro Urbano?
Nulla di diverso. Ogni pubblica amministrazione italiana ha per legge un domicilio digitale pubblicato su un registro consultabile, e la trasmissione può raggiungerla comunque.

Il Comune è obbligato a rispondere?
No. Una segnalazione civica non è un’istanza formale ai sensi della legge sul procedimento amministrativo. La PEC prova che l’ente ha ricevuto, non impone un esito.

Come faccio a sapere se la mia segnalazione è stata trasmessa?
Lo stato della segnalazione lo dice sulla pagina pubblica, ed è visibile a chiunque, non solo a voi.

Conservate le ricevute?
Sì. Accettazione e consegna vengono acquisite e associate alla trasmissione, perché senza quelle la PEC varrebbe quanto una email.

Quante segnalazioni sono state trasmesse finora?
Tre, a un Comune, il 12 agosto 2026. È l’inizio, e non abbiamo intenzione di far finta che sia altro.

Posso chiedere che la mia segnalazione non venga trasmessa?
Certo. Il consenso alla trasmissione è facoltativo e separato dall’invio della segnalazione.

Un archivio che ha imparato a bussare

Quando abbiamo rimesso in piedi Decoro Urbano avevamo promesso una cosa sola ai cittadini: che quello che segnalano resta scritto. Restare scritto su una mappa pubblica era metà del lavoro. L’altra metà era farlo uscire da lì e arrivare a chi può intervenire, in una forma che faccia fede.

Da agosto c’è anche quella metà. Là fuori ci sono le caselle certificate di oltre 7.800 comuni italiani, e non abbiamo alcuna fretta di riempirle tutte insieme: preferiamo che ogni trasmissione sia corretta, piuttosto che numerosa.

Se avete una segnalazione ferma da mesi nel vostro quartiere, il posto dove scriverla c’è: decorourbano.org oppure l’app WeDU su App Store e Google Play. Se lavorate in un Comune e volete ricevere in modo ordinato le segnalazioni del vostro territorio, scriveteci: attiviamo la trasmissione al vostro protocollo senza costi e senza alcun atto da firmare.

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